Nuove ispirazioni, nuove emozioni.
Nuovi traguardi, nuove mete.
Nuovo tutto, quello che non c'era.
:ENDTESTO: Nuove ispirazioni, nuove emozioni.
Nuovi traguardi, nuove mete.
Nuovo tutto, quello che non c'era.

Due mani
hanno a che fare con una corda
una tira
l'altra molla
a volte tirano insieme
altre volte lasciano la presa
e non si capisce mai
cos'è che c'è alla cima
che pesa così tanto.

Io gli voglio troppo bene a Google, quando mette immagini così.
Buongiorno.

Eccoli qua...Roberto (in arte Andreas) e Armando, conosciuti (di persona) durante l'incontro in Calabria dedicato alla scrittura.
Che belle persone che ho conosciuto.
Altre foto qui
Sono appena tornata da un bellissimo incontro di poesia organizzato da Apostrofo, che si è tenuto in Calabria in provincia di Paola.
E' bellissimo e interessantissimo confrontarsi con persone che possono darti qualcosa, e con cui si possono scambiare opinioni e condividere le stesse passioni.
Non era un concorso questo, soltanto un modo per riunire persone che, ripeto, condividono emozioni attraverso le parole.
Bello, mi è piaciuto. Nei prossimi giorni posterò anche delle fotografie.
E sempre a proposito di poesia, per chi fosse interessato può partecipare al "Concorso di emozioni" organizzato da ManualediMari, il link lo trovate qui.
Buona poesia a tutti.
Questo fine settimana andrò ad un incontro di poesia.
Che bello, non sto nella pelle 
Buon fine settimana a tutti.
Non ce la faccio.
Mi segue. Mi insegue.
Dovunque io vada, lo trovo che mi viene dietro.
E' snervante. Porca miseria.
Tratto da: La morte di Danton, di Georg Büchner
In attesa della tesi, in attesa della laurea, in attesa della vita, stamattina ho ripreso il corso di formazione ai ragazzi che avevo lasciato a luglio.
Sono stati felici di vedermi. A parte i mille problemi logistici, abbiamo ripreso. Essì, perchè la settimana prossima devono fare l'esame. Ma loro se ne approfittano del fatto che io sono troppo buona 
In aula c'è sempre questo ragazzo autistico, che chiamerò Luca. Luca fa sempre qualcosa di strano mentre io spiego: si alza, cammina un pò per l'aula.
Stamattina no.
Stamattina si è alzato mentre spiegavo, e si è avvicinato. Io continuavo a parlare e lui mi si è messo vicino - per non dire attaccato , e mi guardava. Io ero nell'imbarazzo più totale, e cercavo di superare la cosa.
Ma a un certo punto Luca mi accarezza i capelli, e mi prende la mano. Io mi sono pietrificata, viola dall'imbarazzo, e uno dei miei alunni mi ha salvato. "Siediti, Luca" gli ha detto.
E Luca si è andato a sedere. Mentre io sono dovuta uscire, 5 minuti.
Rosa nera
della sera
scivolando
perlacea rugiada
sui petali del tuo cuore
e insinuandomi come ape
nel tuo bocciolo
vorrei schiudermi con te
alla luce del nuovo giorno
e spargere su prati immensi
prima che si richiuda il fiore
il dolce ricordo di te
profumo di primavera
rosso polline d'amore
prima che si richiuda il cuore
vivere un istante ancora
immerso in quell'eternità
che è accanto a te...
Grazie a ManualediMari

Fammi bailar!!

Questo blog ha compiuto 2 anni il 13 settembre...
...e io l'ho dimenticato.
Auguri Cioccolata.
Tratto da: Oskar Panizza, "Psychopathia criminalis"

In silenzio
l’onda delle tue parole vorticose
mi toglie il respiro
quando respiro per me non ce n’è più
e tu questo non lo sai
Sto prendendo qualcosa di te Non dirmi ti amo Non dirmi ti amo Lascia che io trovi quella lampada Lasciami pulire quel vetro Non creare nodi
tu prendi qualcosa di mio
e questo sentirsi completamente
impotenti
di fronte a qualcosa che si affaccia
premendo le mani dietro un vetro opaco
che lascia intravedere l’ombra…
mi fa una folle paura
sentire
due parole che
mi agitano
mi agitano e non so perché
mi spaccano in due
e mi fanno tremare e piangere
perché io fuggo così
non voglio pensare
non farmi pensare
ho una paura folle
sciogli i nodi
non crearne ti prego
è tutto ancora così buio
persa tanto tempo fa
lascia che io ricominci
ad udire
con le mie orecchie
e a vedere
con i miei occhi
rimasto sporco così tanto tempo
ho paura dei nodi
dammi quello che vuoi
se vuoi
e solo perché lo vuoi
perché io non chiederò
ho paura di chiedere
una paura che vige
insieme alla voglia di toccarti.
Ce l'ho quasi fatta! Ad ottobre mi laureo!
Sisisi
Sono una folle.
Sono più folle io di quant'altri reputo tali.

Bacerò le mie dita
e poi
creerò solchi di te
seguendo linee di te
toccando parti di te
Bacerò le mie dita
e seguirò i solchi della tua pelle
le rughe della tua fronte
quelle del tuo volto
e dei tuoi malinconici occhi
così vicini
e così simili ai miei
Seguirò le vertebre della tua schiena
con le mie dita
che non ti toccheranno nemmeno
ti sfioreranno soltanto
e poi
con leggere pressioni
su ogni singola cellula
ti porteranno quelle parte di me
che tu sogni
Non chiedermi perchè
non me lo chiedo più neanch'io ormai
cosa mi è successo
io non lo so
e non voglio saperlo
continuo solo a seguire i solchi di te
con le mie dita
che tremano
Seguirò il disegno del tuo volto
e quello delle linee delle tue mani
perchè io
non so dove trovarti
allora provo a scivolare
nei solchi
quelli del tuo corpo
e dei tuoi pensieri.

Quella sera, a quello spettacolo
la spararono più in alto del previsto
e lei impaurita come sempre
pensò a cosa ci potesse essere di strano
quella volta.
Quella volta
era la stessa di tante altre sere
era soltanto
un fenomeno di baraccone
con i suoi cenci malridotti
e degli occhi
che non avevano più nulla da guardare.
Mani
che non avevano più nulla da toccare
solo biscotti
quelli che riceveva in premio
e che si soffocava in bocca
per non parlare
Gli stessi biscotti
che divideva con i cani e gatti
quelli incontrati per strada
e che si nascondevano sotto la sua gonna enorme
quando pioveva...
Una donna cannone
un fenomeno fuori dall'ordinario
che si innamorava ad ogni passo
si innamorava ad ogni strada
ad ogni angolo
ma tutto quello che mostrava
era un corpo enorme
e goffo.
Si impiastricciava
non faceva altro che suscitare ilarità
e risate...
quelle risa che si moltiplicavano nel suo cervello
e riecheggiavano nelle orecchie.
Così un giorno scivolò
sulla strada in discesa
somigliava così tanto al suo cuore
che era proprio così
una strada in discesa
dove non vi era mai nessuno
scivolò
sulle sue stesse gambe
quelle gambe enormi
che la fecero crollare sul soffice
crollò tutto
un volto ridente
su mani aperte tendenti
a stritolare il cielo...

Passò così
tanto tempo dopo che
si erano ripromessi quell'abbraccio
come può un abbraccio
procurare notti insonni
e desideri insolvibili...
Non lo seppero mai,
finchè non s'incontrarono.
E lui le disse che era bellissima.
E lei pianse.

Quando rientrava a casa, non si sapeva mai cosa potesse succedere. Si, perchè la maggior parte delle volte tornava quasi sempre ubriaco.
I suoi bambini tremavano dalla paura. La moglie non aveva paura di lui, era arrabbiata piuttosto e lo affrontava ogni volta con aria di sfida...con aria di difesa verso i suoi bambini.
Doveva ogni volta fargli fronte in modo diverso, si perchè non si capiva cosa lo facesse arrabbiare. Andava in bestia per un nonnulla. Come quella volta che prese lei a pugni, la scaraventò sul pavimento della cucina e lei perdeva sangue da un orecchio. Ospedale nemmeno a parlarne, altrimenti lo avrebbero denunciato.
E così si andava avanti. Si andava avanti fra il sollievo di non averlo in casa, ed il terrore quando rientrava. Solo il sentire la chiave nella toppa faceva accapponare la pelle.
Andrea si nascondeva sempre sotto il letto, e più di una volta la madre lo trovò che se l'era fatta addosso. Una volta aveva una forte tosse che non riusciva a far smettere, e siccome tossiva durante la notte il padre pensò bene di farlo smettere prendendolo a pugni in testa. Sì, perchè non riusciva a prendere sonno. Andrea affondò il viso nel cuscino per strozzare una tosse divenuta ormai convulsa, come se si prendesse gioco di lui. Ma nel cuscino...così il padre non l'avrebbe sentito.
Ma il menu era la cosa più terrificante. Il capo di famiglia aveva stabilito un menu settimanale, che naturalmente seguiva i suoi gusti, a cui tutti dovevano attenersi. Anche i bambini. E se i bambini non volevano mangiare, c'erano buoni metodi convincenti. Anna fu ficcata con la faccia nel piatto, mentre Stefano ebbe qualcosa in più: un piatto spaccato sulla testa. Stefano non aveva nemmeno 12 anni.
E lui? Lui dopo piangeva. Quando ruppe la testa al figlio, pianse. "Prendi del ghiaccio" disse, e piangeva.
Ma il giorno dopo era tutto come prima. E lui ritornava di nuovo ubriaco.
Dei quattro figli, la più piccola non assaggiò mai le botte del padre. Non sapeva perchè. Però anche lei ricordava il terrore. Ricordava quando la madre prendeva i bambini e si chiudevano a chiave nella stanza, prima che lui tornasse. Ricordava. Non tutto, ma ricordava.
Una volta i genitori litigarono nel corridoio. Lui aveva in mano una bottiglia di birra. Lei ricordò il volo che fece quella bottiglia, fino a schiantarsi vicino alla porta: il bersaglio era naturalmente la moglie, che si abbassò in tempo e non ebbe la bottiglia spaccata sulla faccia. Il rumore assordante dell'esplosione della bottiglia sulla porta e la schiuma che scendeva giù per la porta...mentre la bambina rimaneva a guardare con gli occhi spalancati e terrorizzati, occhi tanto grandi che facevano capolino da dietro una tenda.
La tenda divenne il suo posto preferito. Era il posto in cui nessuno la vedeva, e nessuno la trovava. Era il posto in cui costruiva le case per le sue bambole, fatte di scatole di scarpe, mobili di plastilina, tappeti di stracci. Ma era una reggia. Quella in cui lei avrebbe voluto rimpicciolirsi e nascondersi. Lo faceva attraverso gli occhi delle sue bambole, Celestina e Rosina: erano grandi quanto un pollice, ma erano il suo tesoro più prezioso. Quella casa di scatole di scarpe aveva profumi e colori che per lei non c'erano, lì dove viveva.
Quando era per strada e guardava gli altri bambini per mano ai genitori, si chiedeva se quel papà picchiasse la mamma. E i figli.
Ricordava tanti particolari. Ricordava quando il padre la andava a prendere a scuola, e lei era terrorizzata che fosse ubriaco. Si vergognava tremendamente che lui potesse fare qualcosa davanti ai suoi amici o alla maestra. Quando non lo era, si fermava per strada e le chiedeva se volesse l'ovetto di cioccolata. E lei rifiutava, per non farlo scendere dalla macchina e per non farlo andare in quel bar. Perchè poi tornava e puzzava sempre di whisky. E lei rimaneva paralizzata sul sedile. E si vergognava quando lui bussava ad altre donne.
In quegli anni il tempo sembrava trascorrere lentamente. Nemmeno le feste erano desiderate. Anzi, proprio quelle no. Perchè se è festa si deve festeggiare, e se si deve festeggiare si deve bere. E a quel punto, non c'era proprio più niente da festeggiare...quando lui alzava lo stereo a tutto volume in piena notte oppure andava urlando fuori al balcone. Dormire? Macchè.
La luce del giorno giungeva come una boccata d'aria, quando finalmente la notte era passata.
E il tempo cominciò a cambiare tutto.
Stefano cresceva, e divenuto ormai un ragazzo, era lui che manteneva il padre quando aveva le sue folli crisi. Riusciva a mantenerlo. E lo assecondava, come si fa con i pazzi. Era lui che prendeva tutte le bottiglie vaganti per casa, e le svuotava nel bagno. E quando lui non c'era, si aveva paura. Una paura fottuta.
E il tempo cominciò a cambiare tutto.
Quando Andrea si ammalò, pregava la madre di non far venire il padre in ospedale. Anche lì si presentava ubriaco...e la gente rideva, era una sensazione di vergogna mortificante.
"Non portarmelo. Io non lo voglio qui".
Da quelle parole, cominciò a svanire tutto nel tempo...alcune vite di quella famiglia divennero ombre, dense come nebbia fitta...altre caddero nell'oblìo, dimenticando per sempre.

Un velo
un solo velo ti ha coperto il viso
stanotte
un'anima rubata
un'altra ancora
e poi un'altra...
sai che il mondo va così
si, adesso lo sai
ma...
adesso?
Adesso il velo
copre tutto
un volto
una vita
un'anima
adesso?
Cosa ne sarà di noi?
E' come quando un deserto
perde lentamente
granello dopo granello
che il vento porta via
è come quando ogni
goccia d'acqua
proveniente da chissà dove
vada dispersa e prosciugata via...
Non è giusto.
Non sarò certo io con le mie lacrime
a decretare cosa è giusto e cosa no.
Sai che oggi mentre piangevo per te
mi sono accorta
di non avere più lacrime
non esce più nulla dai miei occhi
e succede che
il corpo
ne risente
e si abbandona...
E' quel velo che
sarà sempre il mistero
che non mi saprò spiegare.
Ciao Peppe.

Vorrei far svanire le paure
per amarti
non ci sarebbe cosa più dolce
in un momento così vuoto
vorrei far svanire la realtà
per stringerti
l'unica cosa che vorrei
sarebbero le tue braccia
come spire vorticose
intorno a me
e durante un girotondo
di spire
mentre il mondo si prende gioco di noi
e la vita ci fa le smorfie
tutto intorno svanirebbe...
e niente avrebbe senso più
mentre io sono tra le tue braccia.

Senza sapere perchè
mi son svegliata stanotte
con il volto bagnato
di lacrime
Pensieri confusi
con sogni
mi svegliavano e
mi addormentavano
ma ce n'era uno
il più dolce di tutti
che mi faceva compagnia
sul mio cuscino...
e io sorridevo
senza sapere perchè.
Era una tragedia.
Dopo un paio di informazioni e un paio di domande, ci accorgemmo che nessuno parlava inglese. O meglio, nessuno voleva parlare inglese, nonostante capissero io cosa dicessi. Così, decisi di non parlare inglese. Ma non per parlare francese...ma italiano (napoletano). Se mi capivano, bene.
Ma dovevano capirmi...
Per le strade di Parigi circola la gente più strana. Una tizia che a Place dell'Opera recitava in francese e spagnolo sotto l'Accademia della musica, accoglie applausi esistenti solo nel suo cervello e se ne va.
Ci sediamo in un posto, esauste...io pensavo a dove poter trovare dell'acqua (visto che, se chiedi una bottle of water di rispondono "nonononono"), quando si avvicina un tizio. Dopo aver parlato per due minuti sorridendo, senza che io ovviamente capissi un'acca, mi stende la mano. La sua mano era nera, e lui non aveva un buon odore. Io lo guardo. Lui vede che non gli stendo la mia mano in risposta, e mi chiama "la Princesse", come una che aveva la puzza sotto al naso. Fa la stessa cosa con Sabrina e un'altra tizia che stava seduta più in là, e nessuno gli stende la mano. Così se ne va incazzato nero, chiamandoci la Princesse, la Contesse e la Reìne.
Per strada non c'è nulla da fare. Faccio domande in inglese e mi rispondono in francese. Gli autisti dei pulman mi guardano senza darmi risposte.
Così io salgo sul pulman senza sapere la destinazione. Ah si, mi è capitato anche nella metro...
Volevo vedere la Torre Eiffel. Dovevo vedere la Torre Eiffel.
Causa esaurimento esasperato delle ultime settimane.
"Sabri, che ne dici di un repentino ritorno all'infanzia, andiamo a Eurodisney?"
"Zizizi" mi risponde. Così, ci fiondiamo nella prima agenzia.
"Quando volete partire?"
"Ieri".
Così andiamo a Parigi. Bella, Parigi. Non ci ero mai stata. Ero felice.
Perchè non sapevo quello che mi aspettava...
Distrutte dal viaggio, arriviamo a Parigi. Le valigie trascinavano noi, e non il contrario...
Ferme alla fermata del Roissybus, ci guardiamo intorno.
Confusione totale. E mò? Dove andiamo?
Scrutiamo la cartina che il tizio ci ha dato all'aereoporto. Non si capisce niente.
Ma il fatto grave era: non riuscivamo a capire dove eravamo.
Così, scrutando ancora la cartina, crediamo di aver capito. Forse eravamo qui...oppure lì...oppure forse qui...
Ci incamminiamo. Se questa è la strada x, che interseca la strada y, noi dovremmo essere sulla tangente z.
Secondo questi calcoli osceni, prendiamo una strada, che era l'esatto opposto del posto in cui era situato il nostro albergo.
Ce ne allontaniamo sempre di più. Ci perdiamo. Le valigie ci sghignazzano dietro e si fanno sempre più pesanti per dispetto.
Ci fermiamo. "Chiediamo informazione". "Si, credo di si".
"Schius mi, can ai ev en informescion?", spicco il mio inglese formidabile...
"Nonononono, no Englisch" mi rispondono.
Non mi ero ancora resa conto che era il principio della fine... 
(continua)
Nuove ispirazioni, nuove emozioni.
Nuovi traguardi, nuove mete.
Nuovo tutto, quello che non c'era.
:ENDTESTO:
Due mani
hanno a che fare con una corda
una tira
l'altra molla
a volte tirano insieme
altre volte lasciano la presa
e non si capisce mai
cos'è che c'è alla cima
che pesa così tanto.
:ENDTESTO:

Io gli voglio troppo bene a Google, quando mette immagini così.
Buongiorno.
:ENDTESTO:
Eccoli qua...Roberto (in arte Andreas) e Armando, conosciuti (di persona) durante l'incontro in Calabria dedicato alla scrittura.
Che belle persone che ho conosciuto.
Altre foto qui
:ENDTESTO:Sono appena tornata da un bellissimo incontro di poesia organizzato da Apostrofo, che si è tenuto in Calabria in provincia di Paola.
E' bellissimo e interessantissimo confrontarsi con persone che possono darti qualcosa, e con cui si possono scambiare opinioni e condividere le stesse passioni.
Non era un concorso questo, soltanto un modo per riunire persone che, ripeto, condividono emozioni attraverso le parole.
Bello, mi è piaciuto. Nei prossimi giorni posterò anche delle fotografie.
E sempre a proposito di poesia, per chi fosse interessato può partecipare al "Concorso di emozioni" organizzato da ManualediMari, il link lo trovate qui.
Buona poesia a tutti.
:ENDTESTO:Questo fine settimana andrò ad un incontro di poesia.
Che bello, non sto nella pelle 
Buon fine settimana a tutti.
:ENDTESTO:Non ce la faccio.
Mi segue. Mi insegue.
Dovunque io vada, lo trovo che mi viene dietro.
E' snervante. Porca miseria.
Tratto da: La morte di Danton, di Georg Büchner
:ENDTESTO:In attesa della tesi, in attesa della laurea, in attesa della vita, stamattina ho ripreso il corso di formazione ai ragazzi che avevo lasciato a luglio.
Sono stati felici di vedermi. A parte i mille problemi logistici, abbiamo ripreso. Essì, perchè la settimana prossima devono fare l'esame. Ma loro se ne approfittano del fatto che io sono troppo buona 
In aula c'è sempre questo ragazzo autistico, che chiamerò Luca. Luca fa sempre qualcosa di strano mentre io spiego: si alza, cammina un pò per l'aula.
Stamattina no.
Stamattina si è alzato mentre spiegavo, e si è avvicinato. Io continuavo a parlare e lui mi si è messo vicino - per non dire attaccato , e mi guardava. Io ero nell'imbarazzo più totale, e cercavo di superare la cosa.
Ma a un certo punto Luca mi accarezza i capelli, e mi prende la mano. Io mi sono pietrificata, viola dall'imbarazzo, e uno dei miei alunni mi ha salvato. "Siediti, Luca" gli ha detto.
E Luca si è andato a sedere. Mentre io sono dovuta uscire, 5 minuti.
Rosa nera
della sera
scivolando
perlacea rugiada
sui petali del tuo cuore
e insinuandomi come ape
nel tuo bocciolo
vorrei schiudermi con te
alla luce del nuovo giorno
e spargere su prati immensi
prima che si richiuda il fiore
il dolce ricordo di te
profumo di primavera
rosso polline d'amore
prima che si richiuda il cuore
vivere un istante ancora
immerso in quell'eternità
che è accanto a te...
Grazie a ManualediMari
:ENDTESTO:
Fammi bailar!!
:ENDTESTO:
Questo blog ha compiuto 2 anni il 13 settembre...
...e io l'ho dimenticato.
Auguri Cioccolata.
:ENDTESTO:
Tratto da: Oskar Panizza, "Psychopathia criminalis"
:ENDTESTO:
In silenzio
l’onda delle tue parole vorticose
mi toglie il respiro
quando respiro per me non ce n’è più
e tu questo non lo sai
Sto prendendo qualcosa di te Non dirmi ti amo Non dirmi ti amo Lascia che io trovi quella lampada Lasciami pulire quel vetro Non creare nodi
tu prendi qualcosa di mio
e questo sentirsi completamente
impotenti
di fronte a qualcosa che si affaccia
premendo le mani dietro un vetro opaco
che lascia intravedere l’ombra…
mi fa una folle paura
sentire
due parole che
mi agitano
mi agitano e non so perché
mi spaccano in due
e mi fanno tremare e piangere
perché io fuggo così
non voglio pensare
non farmi pensare
ho una paura folle
sciogli i nodi
non crearne ti prego
è tutto ancora così buio
persa tanto tempo fa
lascia che io ricominci
ad udire
con le mie orecchie
e a vedere
con i miei occhi
rimasto sporco così tanto tempo
ho paura dei nodi
dammi quello che vuoi
se vuoi
e solo perché lo vuoi
perché io non chiederò
ho paura di chiedere
una paura che vige
insieme alla voglia di toccarti.
Ce l'ho quasi fatta! Ad ottobre mi laureo!
Sisisi
:ENDTESTO:Sono una folle.
Sono più folle io di quant'altri reputo tali.
:ENDTESTO:
Bacerò le mie dita
e poi
creerò solchi di te
seguendo linee di te
toccando parti di te
Bacerò le mie dita
e seguirò i solchi della tua pelle
le rughe della tua fronte
quelle del tuo volto
e dei tuoi malinconici occhi
così vicini
e così simili ai miei
Seguirò le vertebre della tua schiena
con le mie dita
che non ti toccheranno nemmeno
ti sfioreranno soltanto
e poi
con leggere pressioni
su ogni singola cellula
ti porteranno quelle parte di me
che tu sogni
Non chiedermi perchè
non me lo chiedo più neanch'io ormai
cosa mi è successo
io non lo so
e non voglio saperlo
continuo solo a seguire i solchi di te
con le mie dita
che tremano
Seguirò il disegno del tuo volto
e quello delle linee delle tue mani
perchè io
non so dove trovarti
allora provo a scivolare
nei solchi
quelli del tuo corpo
e dei tuoi pensieri.

Quella sera, a quello spettacolo
la spararono più in alto del previsto
e lei impaurita come sempre
pensò a cosa ci potesse essere di strano
quella volta.
Quella volta
era la stessa di tante altre sere
era soltanto
un fenomeno di baraccone
con i suoi cenci malridotti
e degli occhi
che non avevano più nulla da guardare.
Mani
che non avevano più nulla da toccare
solo biscotti
quelli che riceveva in premio
e che si soffocava in bocca
per non parlare
Gli stessi biscotti
che divideva con i cani e gatti
quelli incontrati per strada
e che si nascondevano sotto la sua gonna enorme
quando pioveva...
Una donna cannone
un fenomeno fuori dall'ordinario
che si innamorava ad ogni passo
si innamorava ad ogni strada
ad ogni angolo
ma tutto quello che mostrava
era un corpo enorme
e goffo.
Si impiastricciava
non faceva altro che suscitare ilarità
e risate...
quelle risa che si moltiplicavano nel suo cervello
e riecheggiavano nelle orecchie.
Così un giorno scivolò
sulla strada in discesa
somigliava così tanto al suo cuore
che era proprio così
una strada in discesa
dove non vi era mai nessuno
scivolò
sulle sue stesse gambe
quelle gambe enormi
che la fecero crollare sul soffice
crollò tutto
un volto ridente
su mani aperte tendenti
a stritolare il cielo...

Passò così
tanto tempo dopo che
si erano ripromessi quell'abbraccio
come può un abbraccio
procurare notti insonni
e desideri insolvibili...
Non lo seppero mai,
finchè non s'incontrarono.
E lui le disse che era bellissima.
E lei pianse.
:ENDTESTO:

Quando rientrava a casa, non si sapeva mai cosa potesse succedere. Si, perchè la maggior parte delle volte tornava quasi sempre ubriaco.
I suoi bambini tremavano dalla paura. La moglie non aveva paura di lui, era arrabbiata piuttosto e lo affrontava ogni volta con aria di sfida...con aria di difesa verso i suoi bambini.
Doveva ogni volta fargli fronte in modo diverso, si perchè non si capiva cosa lo facesse arrabbiare. Andava in bestia per un nonnulla. Come quella volta che prese lei a pugni, la scaraventò sul pavimento della cucina e lei perdeva sangue da un orecchio. Ospedale nemmeno a parlarne, altrimenti lo avrebbero denunciato.
E così si andava avanti. Si andava avanti fra il sollievo di non averlo in casa, ed il terrore quando rientrava. Solo il sentire la chiave nella toppa faceva accapponare la pelle.
Andrea si nascondeva sempre sotto il letto, e più di una volta la madre lo trovò che se l'era fatta addosso. Una volta aveva una forte tosse che non riusciva a far smettere, e siccome tossiva durante la notte il padre pensò bene di farlo smettere prendendolo a pugni in testa. Sì, perchè non riusciva a prendere sonno. Andrea affondò il viso nel cuscino per strozzare una tosse divenuta ormai convulsa, come se si prendesse gioco di lui. Ma nel cuscino...così il padre non l'avrebbe sentito.
Ma il menu era la cosa più terrificante. Il capo di famiglia aveva stabilito un menu settimanale, che naturalmente seguiva i suoi gusti, a cui tutti dovevano attenersi. Anche i bambini. E se i bambini non volevano mangiare, c'erano buoni metodi convincenti. Anna fu ficcata con la faccia nel piatto, mentre Stefano ebbe qualcosa in più: un piatto spaccato sulla testa. Stefano non aveva nemmeno 12 anni.
E lui? Lui dopo piangeva. Quando ruppe la testa al figlio, pianse. "Prendi del ghiaccio" disse, e piangeva.
Ma il giorno dopo era tutto come prima. E lui ritornava di nuovo ubriaco.
Dei quattro figli, la più piccola non assaggiò mai le botte del padre. Non sapeva perchè. Però anche lei ricordava il terrore. Ricordava quando la madre prendeva i bambini e si chiudevano a chiave nella stanza, prima che lui tornasse. Ricordava. Non tutto, ma ricordava.
Una volta i genitori litigarono nel corridoio. Lui aveva in mano una bottiglia di birra. Lei ricordò il volo che fece quella bottiglia, fino a schiantarsi vicino alla porta: il bersaglio era naturalmente la moglie, che si abbassò in tempo e non ebbe la bottiglia spaccata sulla faccia. Il rumore assordante dell'esplosione della bottiglia sulla porta e la schiuma che scendeva giù per la porta...mentre la bambina rimaneva a guardare con gli occhi spalancati e terrorizzati, occhi tanto grandi che facevano capolino da dietro una tenda.
La tenda divenne il suo posto preferito. Era il posto in cui nessuno la vedeva, e nessuno la trovava. Era il posto in cui costruiva le case per le sue bambole, fatte di scatole di scarpe, mobili di plastilina, tappeti di stracci. Ma era una reggia. Quella in cui lei avrebbe voluto rimpicciolirsi e nascondersi. Lo faceva attraverso gli occhi delle sue bambole, Celestina e Rosina: erano grandi quanto un pollice, ma erano il suo tesoro più prezioso. Quella casa di scatole di scarpe aveva profumi e colori che per lei non c'erano, lì dove viveva.
Quando era per strada e guardava gli altri bambini per mano ai genitori, si chiedeva se quel papà picchiasse la mamma. E i figli.
Ricordava tanti particolari. Ricordava quando il padre la andava a prendere a scuola, e lei era terrorizzata che fosse ubriaco. Si vergognava tremendamente che lui potesse fare qualcosa davanti ai suoi amici o alla maestra. Quando non lo era, si fermava per strada e le chiedeva se volesse l'ovetto di cioccolata. E lei rifiutava, per non farlo scendere dalla macchina e per non farlo andare in quel bar. Perchè poi tornava e puzzava sempre di whisky. E lei rimaneva paralizzata sul sedile. E si vergognava quando lui bussava ad altre donne.
In quegli anni il tempo sembrava trascorrere lentamente. Nemmeno le feste erano desiderate. Anzi, proprio quelle no. Perchè se è festa si deve festeggiare, e se si deve festeggiare si deve bere. E a quel punto, non c'era proprio più niente da festeggiare...quando lui alzava lo stereo a tutto volume in piena notte oppure andava urlando fuori al balcone. Dormire? Macchè.
La luce del giorno giungeva come una boccata d'aria, quando finalmente la notte era passata.
E il tempo cominciò a cambiare tutto.
Stefano cresceva, e divenuto ormai un ragazzo, era lui che manteneva il padre quando aveva le sue folli crisi. Riusciva a mantenerlo. E lo assecondava, come si fa con i pazzi. Era lui che prendeva tutte le bottiglie vaganti per casa, e le svuotava nel bagno. E quando lui non c'era, si aveva paura. Una paura fottuta.
E il tempo cominciò a cambiare tutto.
Quando Andrea si ammalò, pregava la madre di non far venire il padre in ospedale. Anche lì si presentava ubriaco...e la gente rideva, era una sensazione di vergogna mortificante.
"Non portarmelo. Io non lo voglio qui".
Da quelle parole, cominciò a svanire tutto nel tempo...alcune vite di quella famiglia divennero ombre, dense come nebbia fitta...altre caddero nell'oblìo, dimenticando per sempre.

Un velo
un solo velo ti ha coperto il viso
stanotte
un'anima rubata
un'altra ancora
e poi un'altra...
sai che il mondo va così
si, adesso lo sai
ma...
adesso?
Adesso il velo
copre tutto
un volto
una vita
un'anima
adesso?
Cosa ne sarà di noi?
E' come quando un deserto
perde lentamente
granello dopo granello
che il vento porta via
è come quando ogni
goccia d'acqua
proveniente da chissà dove
vada dispersa e prosciugata via...
Non è giusto.
Non sarò certo io con le mie lacrime
a decretare cosa è giusto e cosa no.
Sai che oggi mentre piangevo per te
mi sono accorta
di non avere più lacrime
non esce più nulla dai miei occhi
e succede che
il corpo
ne risente
e si abbandona...
E' quel velo che
sarà sempre il mistero
che non mi saprò spiegare.
Ciao Peppe.

Vorrei far svanire le paure
per amarti
non ci sarebbe cosa più dolce
in un momento così vuoto
vorrei far svanire la realtà
per stringerti
l'unica cosa che vorrei
sarebbero le tue braccia
come spire vorticose
intorno a me
e durante un girotondo
di spire
mentre il mondo si prende gioco di noi
e la vita ci fa le smorfie
tutto intorno svanirebbe...
e niente avrebbe senso più
mentre io sono tra le tue braccia.

Senza sapere perchè
mi son svegliata stanotte
con il volto bagnato
di lacrime
Pensieri confusi
con sogni
mi svegliavano e
mi addormentavano
ma ce n'era uno
il più dolce di tutti
che mi faceva compagnia
sul mio cuscino...
e io sorridevo
senza sapere perchè.
Era una tragedia.
Dopo un paio di informazioni e un paio di domande, ci accorgemmo che nessuno parlava inglese. O meglio, nessuno voleva parlare inglese, nonostante capissero io cosa dicessi. Così, decisi di non parlare inglese. Ma non per parlare francese...ma italiano (napoletano). Se mi capivano, bene.
Ma dovevano capirmi...
Per le strade di Parigi circola la gente più strana. Una tizia che a Place dell'Opera recitava in francese e spagnolo sotto l'Accademia della musica, accoglie applausi esistenti solo nel suo cervello e se ne va.
Ci sediamo in un posto, esauste...io pensavo a dove poter trovare dell'acqua (visto che, se chiedi una bottle of water di rispondono "nonononono"), quando si avvicina un tizio. Dopo aver parlato per due minuti sorridendo, senza che io ovviamente capissi un'acca, mi stende la mano. La sua mano era nera, e lui non aveva un buon odore. Io lo guardo. Lui vede che non gli stendo la mia mano in risposta, e mi chiama "la Princesse", come una che aveva la puzza sotto al naso. Fa la stessa cosa con Sabrina e un'altra tizia che stava seduta più in là, e nessuno gli stende la mano. Così se ne va incazzato nero, chiamandoci la Princesse, la Contesse e la Reìne.
Per strada non c'è nulla da fare. Faccio domande in inglese e mi rispondono in francese. Gli autisti dei pulman mi guardano senza darmi risposte.
Così io salgo sul pulman senza sapere la destinazione. Ah si, mi è capitato anche nella metro...
:ENDTESTO:Volevo vedere la Torre Eiffel. Dovevo vedere la Torre Eiffel.
Causa esaurimento esasperato delle ultime settimane.
"Sabri, che ne dici di un repentino ritorno all'infanzia, andiamo a Eurodisney?"
"Zizizi" mi risponde. Così, ci fiondiamo nella prima agenzia.
"Quando volete partire?"
"Ieri".
Così andiamo a Parigi. Bella, Parigi. Non ci ero mai stata. Ero felice.
Perchè non sapevo quello che mi aspettava...
Distrutte dal viaggio, arriviamo a Parigi. Le valigie trascinavano noi, e non il contrario...
Ferme alla fermata del Roissybus, ci guardiamo intorno.
Confusione totale. E mò? Dove andiamo?
Scrutiamo la cartina che il tizio ci ha dato all'aereoporto. Non si capisce niente.
Ma il fatto grave era: non riuscivamo a capire dove eravamo.
Così, scrutando ancora la cartina, crediamo di aver capito. Forse eravamo qui...oppure lì...oppure forse qui...
Ci incamminiamo. Se questa è la strada x, che interseca la strada y, noi dovremmo essere sulla tangente z.
Secondo questi calcoli osceni, prendiamo una strada, che era l'esatto opposto del posto in cui era situato il nostro albergo.
Ce ne allontaniamo sempre di più. Ci perdiamo. Le valigie ci sghignazzano dietro e si fanno sempre più pesanti per dispetto.
Ci fermiamo. "Chiediamo informazione". "Si, credo di si".
"Schius mi, can ai ev en informescion?", spicco il mio inglese formidabile...
"Nonononono, no Englisch" mi rispondono.
Non mi ero ancora resa conto che era il principio della fine... 
(continua)
:ENDTESTO: